TAGIS

Il nostro primo ritratto di mare. Un viso buono dalle tante sfaccettature. Un uomo di terra quanto di mare. Un ragazzo. Un boscaiolo. Un marinaio. Un lavoratore. Un tuttofare. Un ragazzo di paese. Una persona bella, generosa, buona estremamente ospitale e dall’esagerata modestia come raramente si trova. Amica di tutti. Di ligure aveva solo la parlata. Disponibile sempre ad aiutare per lavori manuali quanto per studiare (la patente nautica). Un uomo dalle tante storie e dalla conoscenza e memoria invidiabile. Storie di navi, di portacontainer, di yacht, e di lavori nei boschi. Un orso buono. Un lupo di mare.Mi ricordava tanto Porco Rosso (di Miyazaki) e forse anche lui ci si riconosceva. Un poster del film nella sua camera/cabina e il ritratto sulla sua moto. La stessa bontà e benevolenza del personaggio. Un rimorchiatore giallo trasformato in una nave per pulire il mare. Li lavorava e viveva. Lui più di tutti ci credeva.

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Ci siamo conosciuti per mare. Una giornata grigia, d’inverno, nessuno nel golfo tranne una barca gialla in lontananza. Come una luce nella nebbia. Tom scatta. A casa guardando bene la foto vediamo che è un rimorchiatore giallo con dipinto sulle porte un cavalluccio marino nero. TAGIS si chiama l’imbarcazione. L’ ho già sentito questo nome. mi ricordavo di un post su facebook visto qualche mese prima. Cerco un po’. “Trovato! Efrem, Efrem ci lavora! lo conosco, l'ho già visto”. Gli scriviamo per incontrarci e fare una piccola intervista. Lui subito disponibile ci invita a bordo dove ci offre un tour completo.

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“stamattina sono partiti a calci i motori! sto ancora qui, belin, perché mi piace, credo nella missione, anche perché gli stipendi arrivano quando arrivano e sono quelli che sono e La barca si guasta continuamente. E’ un vecchio rimorchiatore del ’77 riadattato come mezzo per l’antinquinamento marino.” Mentre ci dirigiamo a poppa ci spiega che la barca è fornita di macchinari per la rimozione di inquinanti di vario genere. “per la Nafta usiamo dei tampax” dei manicotti tubolari di un materiale capace di assorbire oli o idrocarburi e repellere l’acqua. “ come fate a smaltirli?” “beh, la logistica a monte è un po’ così, il gasolio recuperato lo hanno ritirato dopo un’estate la stagione scorsa. Ogni volta che passavamo vicino ai contenitori ad agosto eravamo un po’ più allegri”.

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Risaliamo sul ponte. Ci mostra altri strumenti che utilizza per pulire il mare: grandi tubolari gonfiabili di colore nero per arginare materiali liquidi superficiali; lunghi pali come grandi irrigatori, ultima spiaggia per appesantire qualche liquido inquinante quando impossibile isolarlo. Ci racconta tutto con grande entusiasmo nonostante si legga nei suoi occhi un senso di responsabilità. Nei suoi gesti notiamo una delicatezza, per quanto uomo di grande statura, paragonabile ad una ballerina che sta per fare il suo ingresso trionfale sul palco di un teatro. In questo caso un teatro molto più esteso e pieno di spettatori di varie specie che senza il suo aiuto probabilmente andrebbero a scomparire.

 


Lo salutiamo così, in mezzo ai suoi strumenti come un gran direttore d’orchestra, cullato dalla sinfonia del suo mare.

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